Maille e Nimue's profile Skogen av Druids - La G...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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May 01 BeltaneE' un'antica festa gaelica che si celebra attorno al 1º maggio. "Bealtaine" (pronuncia IPA
/ˈbʲɑlˠ.t̪ˠə.n̪ʲə/) è anche il nome del mese di maggio in irlandese ed
è anche tradizionalmente il primo giorno di primavera in Irlanda. È il giorno situato a metà fra l'equinozio di primavera ed il solstizio estivo, astronomicamente il giorno corretto è il 5 maggio.
Fonti gaeliche del X secolo affermano che i druidi accendevano dei falò sulla cima dei colli e che vi conducevano attraverso il bestiame del villaggio per purificarlo ed in segno di buon augurio. Anche le persone attraversavano i fuochi, allo stesso scopo. L'usanza persistette attraverso i secoli e dopo la cristianizzazione (i popolani sostituirono i druidi nell'accendere i fuochi), fino agli anni '50. La celebrazione sopravvive ancora oggi in alcuni luoghi, dove principalmente le persone vengono fatte passare attraverso i fuochi. Una celebrazione di Beltane si tiene ogni anno la notte del 30 aprile a Calton Hill, presso Edimburgo (Scozia), a cui partcipano circa 15.000 persone. Beltane è una festività prettamente gaelica non "celtica", dato che altri popoli celtici come i Gallesi, i Bretoni ed i Galli non celebravano questa ricorrenza. La tradizione endemica europea di accendere fuochi e falò in occasione di festività primaverili o legate ad equinozi e solstizi è la traccia indelebile degli antichissimi riti legati al Dio Belanu ed al Beltaine; in Italia i celtoliguri erano senz'altro tra gli adoratori del dio e celebravano questa festività. Ancora oggi esiste tra l'altro in molte culture contadine, come ad esempio in Piemonte. Anche in alta Valle Camonica (BS), la piccola comunità di Pontagna, frazione del comune di Temù, festeggia la notte tra il 15 ed il 16 di agosto (nella tradizione Cristiana è la festa di Santa Giulia) con grandi fuochi accesi in alto sui monti, ben visibili da fondo valle. BEANNATHIE BELTANE April 01 Contest "Le Stagioni""Un giorno in cui il sole splendeva, la Dea diede alla luce quattro bellissime figlie a sua immagine e somiglianza. La prima era Eamach, la Primavera, dai capelli oro e la pelle d'una ciliegia. Samhradh, l'estate che con la sua corta gonna di seta colorava con la luce del sole il paesaggio appassito dalla sorella Foghar, la rossa d'autunno. Ed infine c'era Geamhradh, la dea delle nevi che ogni Yule raffreddava l'Eire con il suo manto di ghiaccio." Così recitai ai bambini che mi guardavano spaventati e attoniti, incuriositi della storia che stavo loro raccontando. "Nimue cosa è successo alle 4 sorelle?" disse stridula una bambina dalle lunghe treccie corvine. Ripresi a raccontare. "Eamach e Foghar giocavano sul fiume quando arrivò un misterioso cavaliere che cercò di sedurre entrambe e promise di regalar loro un'arpa d'oro alla più bella dopo svariate prove d'affrontare. Le due giovani cominciarono a contendersi, a litigare, creando confusione e guerra tra gli elementi. Le foglie si rinsecchivano velocemente, le mele cadevano. Samhradh arrivò per placar l'ira delle sorelle quando poi s'accorse che nascosta dietro a un albero stava Geamhradh che sghignazzava, orgogliosa del tranello tramato per le due sorelle. Infatti era lei il misterioso cavaliere, aveva usato la sua fredda magia per trasformarsi. "Guarda come stanno litigando per il tuo divertimento!" disse Foghar. "Non ti diverte vedere due stagioni frivole combattersi per il merito di magnifica beltà? Noi siamo la beltà, con i tuoi fiori e le mie eterne nevi!" "Sbagli, mia cara Sorella, ognuna di noi ha egual importanza, se no la Nostra Madre Terra perchè ci creò insieme?" La Gelida sbuffò uscendo allo scoperto sotto gli sguardi attoniti delle Sorelle. "Ero io il misterioso cavaliere!" Scoppiò una guerra di elementi e venti freddi, caldi, fiori morivano e frutti non maturavano, le nuvole presero il dominio del cielo e dappertutto c'era morte. La Dea s'accorse delle atrocità che accadevano, del continuo buio, della perduta pace. Scese dalle figlie che ancora litigavano e le placò. "Figlie mie, tutte voi siete d'ugual importanza" e aprendo il mantello, rivelando la meravigliosa armatura le abbracciò tutte e quattro. La guerra finì e tornò l'eterna pace e la dolce armonia." "Qual'è la morale Nimue?" "La morale di questa storia è che ogni stagione è legata all'altra, incontri e addii formano il cerchio, il sacro centro è la nostra armatura, dove tutto cambia e tutto è eguale".March 25 Premio ^^March 13 La festaIl falò era stato acceso e le torcie illuminavano la strada che Finnian ed io dovevamo percorrere per raggiungere l'altare di legno per celebrare l'Imbolc o Oimlec. Nella mia veste verde camminavo retta e sorridevo all'anziano druido che mi tendeva la mano per accompagnarmi lungo la via illuminata. I miei piedi nudi sentivano la terra bagnata sotto essi mentre avanzavo sotto lo sguardo di tutti. Tra le mie mani portavo tre candele e una brocca di latte. Scorsi mia sorella Maille tra la folla e le sorrisi. Lei ricambiò; era fiera di me. Arrivai all'altare e disposi le candele verso nord a triangolo ponendo la brocca in centro. Finnian recitò litanie di rilassamento e preghiera mentre tutti a testa bassa ascoltavano l'anziano. Accesi la candela più a nord e dissi:"Signora dell’Inverno, ti dico addio, la tua stagione è terminata". Dopo un momento di riflessione sotto gli sguardi di tutti accesi la seconda candela....."Signora della Primavera, ti offro un caloroso benvenuto, la terra è il tuo letto". Dentro di me sentivo un'immensa gioia. L'agitazione era svanita ed ero sicura di me. Accesi anche l'ultima candela:"Signora dell’Estate, presto io ti chiamerò e risveglierò il tuo amante" Con l'andrenalina che scorreva nelle mie vene presi la brocca al centro recitando parole di benedizione:"Io bevo il potere della Triplice Dea. Possa questo potere diffondersi su tutta la terra per segnare la nascita della primavera" Bevvi il latte e spensi le tre candele. Tutti applaudirono e il sorriso comparse sulle mie labbra. Amàth mi guardò con viso sognante e gli rivolsi uno sguardo dolce. "Che inizi il banchetto" disse Finnian. Tutti corserò alla grande tavolata imbandita di cibo e birra. Maille mi abbracciò forte e subito dopo di lei, Amàth mi baciò accarezzandomi i capelli. "Complimentoniiiiiiiiiiiiii" Shamanuel si buttò tra le mie braccia mentre Erestor sorrideva a destra e manca desideroso di cibo. Si avvicinò anche mia sorella che con il suo solito fare burbero si complimentò con me. Ci sedemmo e cominciammo a mangiare. Si rideva, in allegria come solo i Faols riuscivano a fare. Sgablador ogni attimo s'alzava proponendo un brindisi e dopo qualche bicchiere si mise a cantare…. Mi avvicinai a Briannor, che solitario mangiava dello stinco. Mi sedetti accanto a lui e sospirai. “Sei stata brava” “Grazie….” Ad un certo punto vedi Amarillion cavalcare un maiale dipinto di viola con una pinta di birra in mano cantando e urlando…. Sorrisi… ma Briannor non fece lo stesso…. “Nimueeeeeeeee” Akerwen veniva verso di me. “Vieni alla festa dai…” dissi a Briannor… “No Nimue, lo sai che odio queste cose!” rispose lui acido.. Sentii un grido e subito mi girai di scatto. Vidi dei cavalli galoppare verso il villaggio; Briannor si alzò ed estrasse la spada. “Rincasa!” “No!” Lui mi guardò con viso furente, ma vide la decisione nei miei occhi e lanciando un urlo di guerra seguito da Enda dalle ali d’argento. Estrassi il pugnale dalla veste mentre Akerwen spaventata rincasava con la sorellina Deirdre chiamando Emerillion a gran voce. Vidi i miei compagni combattere; Amàth sporco e con un taglio sulla fronte si lanciava nella battaglia con una furia immane spalleggiate da Erestor e la sorella muniti di archi e mira impeccabile. Sgablador, vicino al fratello minore, roteava il suo grosso martello verso i nemici. “Nimue nasconditi sono Bàn Nathair!” Lexine stava urlando nascosta dietro al tavolo… Non intendevo nascondermi, ero la druida e dovevo proteggere il mio villaggio. Maille e Devon più avanti a colpi di spada uccidevano i nemici in sella ai loro purosangue. Un guerriero si fermò di fronte a me, e lo guardai spaventata. “Nimue!” sentì la voce di Erestor, vedendolo correre verso di me. Il nemico si scagliò su di me e con agile mossa lo schivai, colpendolo a morte con il mio pugnale. Sentii gli schizzi del suo nero sangue sul mio viso pallido e una stretta allo stomaco. Avevo ucciso. L’uomo agonizzò e cadde ai miei piedi. Erestor venne verso di me abbracciandomi. “E’ finita Nimue,è
finita… se ne sono andati”. Piangevo stretta nel suo fraterno
abbraccio,sentendo che anche Amàth era vicino a me. Maille arrivò
abbracciandomi. La vista di quell’uomo mi avrebbe tormentato ancora molto!
La FestaAl calar del sole tutto fu pronto per l'inizio della festa.
I balli d'Iniziazione erano già finiti quando io e Devon raggiungemmo i nostri compagni,ricevendo qualche scherzosa occhiata di disapprovazione da alcuni di loro. Indossavo una lunga tunica verde scuro,dai ricami neri a richiamo dei colori del nostro clan e per una volta avevo ornato con fiori bianchi i miei capelli .Come sempre portavo al collo il Triskell e avevo sostituito,di malavoglia,la mia buona spada da combattimento con quella da cerimonia ,decisamente più piccola e piena d'intarsi sia sull'elsa che sulla lama.Caro ricordo di famiglia che nelle feste era d'obbligo,diciamo.Sorrisi complice a Devon,soffiandogli un bacio sulle labbra prima di avvicinarmi silenziosa al fianco di Sgablador,incrociando le braccia al petto e trattenendo un sorriso.
"Amazzone.."salutò lui,mantenendo lo sguardo fisso sul fuoco,lisciandosi la barba.
"Fabbro.." ribattei distogliendo a mia volta lo sguardo per portarlo sul nostro Druido Anziano visibile tra la folla solo grazie alla sua altezza.
"Aahh..Non c'è gusto con te!"cedette alla fine il mio amico,dandomi una leggera pacca sulla spalla ,che mi fece comunque barcollare;Il fabbro ridacchiò :"Allora.. a quanto pare qui qualcuno stà crescendo.." disse facendomi istintivamente puntare lo sguardo su Nimue,mia sorella.
Sospirai pensando per l'ennesima volta a quanto passi velocemente il tempo.
"Già...Ma grazie agli Dei non ha preso dalla sorella maggiore!" conclusi,mettendola sul ridere sebbene entrambi sapessimo quanto c'era voluto per raddrizzarla su quella strada,avendone intuito la vocazione,ma soprattutto,volendo proteggerla in ogni modo.
La conversazione fu interrotta dall'inizio della cerimonia d'inizio Imbolc ,di cui si occupò per la prima volta mia sorella.La guardai,sorridendole a mò d'incoraggiamento e al termine della cerimonia fui una di quelle che gridò di più in suo onore.
Finalmente arrivò il momento del banchetto.Il cuoco aveva dato decisamente il meglio di se stesso e sul lungo tavolo v'era ogni tipo di arrosto,di verdura di frutta ,il tutto accompagnato da fiumi di birra.La cena proseguì nella più totale allegria e felicità che nasce da una festa così attesa.Ci furono balli,canti,brindisi e risate ..ma anche qualche piccolo incidente,come quello di Amarillion ,ubriaco fradicio e intento a cavalcare il suo facocero e il cui scarso risultatò lo porto ad un bel volo che mandò in aria un paio di birre tra cui quella di Sgablador.Errore fatale.La breve colluttazione si trasformò in una rissa generale a cui, naturalmente, il mio compagno non mancò.Scossi il capo ,divertita,approfittandone quindi per raggiungere Nimue,con l'intenzione di complimentarmi. "Direi che è andata bene.."azzardai sorridendole e aprendo bocca nuovamente per cantare le sue lodi ma prima ancora di dire qualcosa venni interrotta da un acuto grido alle mie spalle
.Mi girai di scatto ,giusto in tempo per vedere Aries,il bambino di mia cugina,venir travolto da uno scuro purosangue e un altro dei nostri venir trafitto da una freccia. Ci fu il panico. Tra le urla diedi prontamente un calcio al tavolo più vicino,ribaltandolo in modo da ripararmi dietro di esso.Cercai mia sorellama era sparita e nel caos generale non riuscii ad indiduare nessuno degli altri guerrieri.Ancora non riuscivo a capacitarmene: l'imbolc era una festa Sacra .Chi mai poteva attaccarci?Forse i romani.
Ma era impossibile..erano ormai anni che non si facevano vedere..M'imposi di ragionare sul da farsi e con i nervi a fior di pelle mi maledii per non essermi portata dietro la spada buona.Prendendo fiato sguainai quella da cerimonia e mi alzai allo scoperto facendomi largo tra la gente e schivando per poco una lama che aveva tutta l'intenzione di decapitarmi.MI spostai di fianco scattando in avanti e ,approfittando dello sbilanciamento dovuto al colpo a me riservato, conficcai la lama nella gola dell'aggressore,ritirandola solo dopo averlo trapassato.Con un moto di disgusto proseguii fino a dove la folla impazzita lo permetteva e a quel punto porta le dita alla bocc facendo un fischio prolungato,il più forte che potevo.A distanza di pochi attimi Mòr mi raggiunse e ,ringraziando gli Dei della fortuna, m'issai sul suo dorso,privo di sella e raggiunsi il falò dove trovai Devon intento a colpire con forza uno di quegli uomini ,servendosi solo di un largo piatto in rame ma avendo comunque la forza e la maestria per aver la meglio sullo sciagurato. Diedi il colpo di grazie travolgendo il nemico col il mio purosangue e affiancandomi quindi al mio compagno.
"Forza!"urlai tendendogli una mano che lui prontamente prese,issandosi su Mòr dietro di me.Avevo intenzione di correre verso la tenda,per prendere delle armi e darle agli altri compagni ma un lungo suono di corno mutò la situazione :Gli uomini che ci avevano attaccato interruppero alla meglio ogni combattimento,e quindi si affrettarono a ritirarsi ,scomparendo nell'oscurità così com'erano apparsi e lasciando tutti noi alquanto interdetti.
Ancor diffidente fermai il mio purosangue ed entrambi smontammo per andare a controllare i danni subiti mentre Erestor,Shamanuel e altri arcieri ,ora armati ,tentavano d'inseguire gli aggressori.Con occhi spenti osservai la situazione: Donne che piangevano,uomini feriti,qualche morto,caos.Il resoconto generale bastò per farmi conficcare nel terreno l'inutile arma che portavo in vita ,urlando maledizioni a profusione,sentendo il fuoco nelle vene.Una mano sulla spalla mi fece poi girare di scatto,con una furia tale che mi fece male il collo.Mi ritrovai a osservare Nimue,mia sorella, e Lexine.D'istinto le abbracciai mettendo per un attimo da parte tutta quella rabbia che ancora avevo in corpo.Loro erano illese,solo un pò sporche e arruffate.Lexine aveva lo sguardo dubbioso e spaventato: anche lei non riusciva a capacitarsene."Ma come hanno potuto..alla festa...non si può.."mormorò l'erborista scuotendo il capo e guardandosi intorno.M'imposi a forza di non tornare ad urlare come una pazza.Avevano bisogno di me ,ora, e per la vendetta ci sarebbe stato tempo.Devon ritornò al mio fianco,abbracciandomi.Il suo tocco facilitò la mia impresa e con gli spiriti di guerra ormai placati mi diedi da fare insieme agli altri nel rimettere a posto le cose mentre i Druidi e gli abitanti cercavano di curare i propri cari o di domare un piccolo incendio che si era creato durante la breve lotta."Eppure.."pensai,mentre frugavo tra gli abiti anonimi degli aggressori rimasti uccisi" c'è qualcosa che non capisco..". All'improvviso mi fermai,fissando il petto di uno di loro."Fiamme dell'Hellas!"esclamai con voce abbastanza forte da far accorrere Sgablador e un paio di guerrieri."Guardate.."con un filo di voce e un ronzio nella testa indicai loro un tatuaggio sul petto del morto. "Per tutti gli Dèi.." commentò il Fabbro osservando quel serpente d'oro che si contorceva sul pettorale dell'aggressore,mordendosi la code,tra le fiamme."
"Chiamate il Druido!"urlarono altri.
Mi alzai,i pugli serrati e lo sguardo verso il Bosco,in lontananza.
Che la guerra abbia inizio. March 04 Preparativi per Imbolc (Nimue) Tra le colline a nord di una terra chiamata Eire, in un tempo in cui gli Dei tenevano in mano il destino del mondo, c'era un villaggio di forti guerrieri e arcani misteri... Mi chiamo Nimue O'Flanagan e sono un'abitante del villaggio dei Brannos Faols, i Lupi Neri. Sono una druida. Quel giorno mite, sedevo nella radura di Adomnan, i boschi che circondavano il nostro villaggio a contemplare la bellezza della natura, ad ammirarne la forza... Quel giorno era Imbolc, e tutti insieme eravamo andati nel bosco a raccogliere legna e cacciare la selvaggina per la grande festa della sera. Accanto a me sedeva Emerillion, il bardo, che intonava una dolce melodia con il suo liuto appoggiato a una betulla. I capelli ricci , incolti nascondevano i tratti delicati del suo viso dandogli un'aurea di mistero e fascino. Emerillion parlava poco, e quando lo faceva, dava segno di grande saggezza. M'alzai dalla roccia su cui ero seduta e sentii sui miei piedi nudi la dolce erba bagnata. -La neve scioglie e gli animali sono facile preda per noi cacciatori - disse una voce alle mie spalle. Mi voltai. Aveva parlato Briannor, il falconiere, l'amico di sempre.... Lunghi capelli corvini gli scendevano lungo la muscolosa schiena e gli occhi di onice fissavano rabbiosi le foresta, come se volesse minacciarla davanti alla sua imponenza. Lui era così. Orgoglioso e forte, peccava di superbia a volte e i suoi atteggiamenti irritavano pure un carattere mite come il mio. -Solo a Beltane le belve usciranno dal loro letargo- disse Emeriollion alzando il capo, facendo scorgere i meravigliosi occhi gialli. -Zitto bardo, non fare il sabio con me!- esclamò Briannor accarezzando il meraviglioso falco che portava sulla spalla. -Briannor, per favore, usa la tua superbia mentre mangi, per la grazia di Maeve!- eslamò una meravigliosa bionda dai capelli lunghissimi, raccolti in una treccia che le circondava il capo; Akerwen la barda, compagna di Emerillion faceva capolino dalla fitta radura. Era l'unica albina del nostro villaggio. I nostri avevano il crino scuro e si distinguevano per forza e giustizia. Ma ella non era da meno. Briannor abbassò il capo dispiaciuto, così gli passai la mano tra i morbidi capelli. Lui mi sorrise e tirò in spalle il maestoso cervo che aveva cacciato mentre il falco Enda volava sopra le nostre teste. D'un tratto dal bosco sbucarono due figure snelle e slanciate. Uno di essi aveva i capelli rosso fuoco e reggeva tra le mani un arco di splendido fattura e tre splendide lepri. I suoi occhi verdi come le chiome delle quercie risplendevano alle luci del crepuscolo, compiaciuti della caccia e come sempre sorridenti; Erestor, l'arciere più abile dell'Eire. -Ah ah ho battuto il buon Amàth in questa battuta!- disse ghignando il rosso. A sentir pronunciare il nome Amàth, ebbi un piacevole sussulto. Il cacciatore dai capelli neri e gli occhi color mare avanzava brandendo la sua spada, lavorata dal fratello maggiore Sgablador, il fabbro. Mi guardò e mi corse incontro dandomi un tenero bacio sulle labbra e poggiando a terra la lepre che aveva cacciato. -Complimenti Erestor, ottime prede- disse Briannor. -E' la prima volta che mi fai un complimento caro Briannor- rispose Erestor ironico. Sorrisi. -Pronti a partire? Imbolc aspetta- chiesi al gruppo. Era il mio primo Imbolc da druida. La cerimonia l'avrei tenuta io insieme a Finnian, il druido anziano. Nascondevo bene la mia emozione. -Se quel poltrone di Amalarion arrivasse con il suo carretto forse potremo partire- disse sorridendo Akerwen. -Sono quiiiiiiiiiiii!- una voce urlò attraverso gli alberi. -Alla buon'ora!- disse Emerillion alzandosi e prendendo Akerwen sotto braccio. -Scusate, attraversamento pecore!- disse il giovane messaggero grattandosi la barba. Gli uomini caricarono le bestie e salirono sui loro destrieri. Akerwen con un balzo fu sul carretto mentre io salì sul mio bellissimo Kimble, cavallo bianco di razza. E cavalcammo verso il crepuscolo, verso il nostro Imbolc che calate le tenebre avremmo festeggiato insieme. Il simbolo del nostro villaggio, il triskell che portavamo al collo si tinse di rosso alla luce del crepuscolo. Sorrisi serena e mi misi in testa al gruppo. I Preparativi per Imbolc!(Maille)Cavalcavo di buona lena in sella a Mòr,la mia purosangue color della terra più bruna.Al mio fianco Shamanuel,la cacciatrice.Con la coda dell'occhio la osservavo ,mentre chiaccheravamo,lasciandoci alle spalle il bosco e oramai prossime al villaggio.I nostri triskell risplendevano alla luce del tardo pomeriggio come delle piccole stelle ,unico prezioso a noi concesso poichè segno inequivocabile del nostro clan. Brannos Faols.I lupi scuri.Così chiamati per la nostra chioma scura e il nostro carattere sì pacifico ma temibile durante le battaglie.
Sebbene Shamanuel avesse i capelli rossi come il fuoco ben si vedeva che sangue Faols le scorreva nelle vene;bastava ascoltarla mentre eccitata mi raccontava della caccia appena conclusa : "Dovevi vedere ,May.." mi diceva sorridente appellandomi come pochi possono "..non se n'è nemmeno accorta ,l'ho presa in pieno..così veloce che non ha nemmeno fatto in tempo a sbattere una palpebra!" esclamò col suo solito entusiasmo parlando della lepre che penzolava dal fianco del suo cavallo.
Sorrisi a mia volta "Emozionata ,mh?" la conoscevo abbastanza bene per capire quant'era emozionata della festa che si sarebbe svolta la sera stessa :L'Imbolc.La rossa ridacchiò ed entrambe spronammo i cavalli ormai prossime al villaggio.Fummo costrette a rallentare nelle sue vicinanze poichè ostacolate dalla marea di pecore che ogni anno in questa stagione moltiplicavano a vista d'occhio."Mese di nascite dopotutto.." pensai tra me senza soffermarmi che oramai ero dell'età giusta per mettere su famiglia.
Le prima persone che incrociammo furono Lexine,la curatrice d'erbe,e Azelion,il nostro cuoco per eccellenza. Discutevano animatamente sulle spezie da mettere sulla carne,cosa che ormai facevano da più di un mese,in attesa di questa festività.Shamanuel proseguì,salutandomi mentre io scendevo da cavallo e mi avvicinavo ai due.Lexine era più spettinata e agitata del solito mentre cercava di convincere il povero cuoco a mettere delle erbe di sua invenzione nei piatti.Di tutta risposta Azelion borbottava mantenendo in bilico tra le labbra il bastoncino sottile da cui mai si separava : "NO..no..e poi no!Nemmeno se venisse la Dea Morrigan in persona a impormelo!"Lexine sussultò facendo un cenno scaramantico prima di arrendersi e venirmi incontro,lasciando che il cuoco si allontasse a gran passi."Uomini..dimmi te cosa capiscono.."sbottò dando una pacca alla mia Mòr,che parve apprezzare.Annuii,sospirando "Sono uomini..appunto.."me la risi."Ah! A proposito di uomini..c'è il tuo che ti aspetta.."replicò,ammiccando.Il mio uomo.Devon.L'unico che poteva sopportarmi così come l'unico che potevo amare.Mi diressi verso la capanna di Sgablador,sapendo di trovarlo li.Sgablador era non per nulla uno dei miei compagni d'avventure più cari e il fabbro del nostro villaggio.Fu lui a sostenermi nei momenti più difficile della mia infanzia e forse fu anche uno di quelli che mi aiutò ad essere ciò che ora sono.Lasciai libera Mòr sicura che ad un primo fischio sarebbe tornata ed entrai nella capanna.Dovetti alzare la voce di almeno due toni per farmi udire dai due uomini,di cui uno intento a forgiare un'ascia bipenne.Finalmente si fermarono e alzarono lo sguardo."Finalmente!"esclamai mentre Devon,stupendo come sempre ai miei occhi,mi raggiungeva per regalarmi un leggero bacio sulla fronte.
"T'oh guarda!" baldanzoso e soddisfatto del proprio lavoro Sgablador ci raggiunse,battendo ritmicamente una mano sulla pancia per nutrita,come d'abitudine; "Manca poco oramai.."costatò sbirciando fuori dalla capanna,osservando il crepuscolo ormai imminente.Proprio in quel momento sopraggiunse Asce,il giovane maestro di lancia,nonchè mio protetto."Forza forza!Ci chiamano per gli ultimi preparativi!"esclamò scomparendo nuovamente,per avvertire gli altri.Devon mi sussurrò nell'orecchio una proposta che mi fece sorridere ma allo stesso tempo arrossire.Lo guardai complice mentre già s'avviava fuori dalla capanna salutando l'amico con una pacca sulla spalla."Ci vediamo tra poco.."scrollai le spalle innocentemente,verso Sgablador "Andiamo a prepararci per i festeggiamenti.. ". Il fabbro se la rise maliziosamente "Si..come no!" fece poi un cenno col capo,in tono bonario "Dai vai..e buona..vestizione!" ammiccò ed io m'allontanai con lo sguardo più innocente possibile.Avevo il cuor leggero e con un sorriso sulle labbra seguii la scia di Devon,pronta per festeggiare il nostro Imbolc. March 03 La nostra festa di Imbolc - Contest![]() Arrivò Imbolc..... La gioia intorno a noi era immensa..... Il freddo penetrava ancora sotto la nostra pelle ma la felicità ci riscaldava il cuore e l'anima.... Accendemmo un falò, con la legna raccolta prima dai bambini che felici cantavano e ballavano.... Per giorni e mesi eravamo rimasti chiusi nelle nostre case, riparandoci dal gelido vento, che impetuoso sibilava e portava con se ogni cosa.... la neve che aveva imbiancato il paesaggio pian piano si scioglieva e si scorgevano i primi fiori che colorano il paesaggio primaverile... Tutt'intorno al fuoco osservavamo il crepuscolo, affascinati dal rosso sole che lentamente cala lasciando spazio alla sacra Luna. Il druido offrì in sacrificio alla Dea Madre un animale e tutti lo guardavamo colmi di meraviglia... Pronunciò il rituale e in silenzio tutti pregarono affinchè la Primavera sia benedetta... Maille, s'alzò in piedi brandendo un calice e con voce piena disse: "Signora dell'inverno, ti dico addio! La tua stagione è terminata!" E così fece tutto il nostro villaggio.... imitò la mia forte sorella, che da sempre conduceva il nostro popolo alla sopravvivenza... M'alzai e avvolta dalle tenebre accesì tre candele, quante le personificazioni della Dea.... presi il mio libro e recitai la benedizione della nuova stagione e l'addio alla Regina delle nevi.... "Mia Signora che sul tuo carro vai imperiosa e fiera, corri ora verso le stelle, abbandonando il nostro villaggio al caldo abbraccio della tua Sorella Primavera, che benedisce tutti noi con fiori di mille colori e profumi d'ogni pura essenza" Spensi la prima candela... "Benedici ogni uomo o donna del villaggio.... che a te sono fedeli, ringraziano ogni anno il tuo arrivo... salutali Regina del Gelo, t'aspetteremo il tuo ritorno a Yule" Spensi la seconda candela.... "Benedici i nostri avi che dal Tír na nÓg scrutano i nostri giorni e proteggono le nostre anime e la nostra mente..." Spensi la terza candela..... I nostri Triskell, simboli della nostra stirpe, risplendevano alla luce del fuoco che danzava in mezzo a noi, mentre tutti noi pregavamo la Dea di proteggerci.... Poi di diede il via alla festa.... fiumi di birra e gente sorridente, danze e canti attorno a quel fuoco che consacrava il nostro Imbolc... Così noi salutiamo l'Inverno e accogliamo tra le nostre braccia la Primavera e i suoi magici profumi... "Signora dell'inverno, ti dico addio! La tua stagione è terminata!" February 25 Tzimbar - I Cimbri UN PO' DI STORIA DEL NOSTRO TERRITORIO - LA LESSINIA I CIMBRI erano un popolo che risiedeva nelle zone nord dell’attuale Jutland, Danimarca, e che un tempo si chiamava Kimberland cioè terra dei cimbri. Questo popolo circa 200 anni prima di Cristo dovette emigrare verso sud e dopo varie tappe, decise di entrare in Italia attraverso il Brennero, così come fecero molti altri popoli. I cimbri trovarono l’opposizione dell’esercito romano e dopo vari scontri il console Caio Mario e le sue armate sconfissero definitivamente i cimbri: Sembra che alcuni sopravvissuti da questa disfatta , rifugiatisi sulle zone impervie e disabitate delle Prealpi Venete fondarono le comunità attuali cimbre del veronese, del vicentino e del trentino. Questa versione storica venne in seguito contestata dopo il ritrovamento di alcuni documenti in cui si poteva leggere che nel 1287, il vescovo di Verona, Bartolomeo della Scala, chiamò dalla vicina Baviera dei coloni boscaioli "tzimberer" per disboscare le zone montane della Lessinia veronese di sua proprietà. Offrì loro la possibilità di costruirsi un dimora fissa sull’impegno di disboscare una parte assegnata di territorio. Questi tzimberer costituirono poi delle comunità più ampie, dette contrade, che diedero poi luogo alla formazioni di 13 comuni diversi sparsi nel territorio. I comuni si costituirono nei " XIII COMUNI CIMBRI VERONESI". In questa seconda ipotesi storica l’attuale nome "cimbri" deriverebbe quindi da una dialettizzazione progressiva dell’originario termine "tzimberer" nell’attuale "cimbri" appunto, determinato dalla atavica difficoltà dei popoli veneti nel dire correttamente alla lettera "Z" trasformandola in "S". I tredici comuni erano quelli che oggi si chiamano: VELO, ROVERE’, ERBEZZO, SELVA DI PROGNO, BOSCOCHIESANUOVA, BADIA CALAVENA, CERRO, S. MAURO DELLE SALINE, AZZARINO, S.BORTOLO, VAL DI PORRO, TAVERNOLE, CAMPOSILVANO. Gli ultimi cinque sono oggi sono stati accorpati nei comuni limitrofi più estesi. Sul finire del 1500 tutti i tredici comuni avevano assunto la loro fisionomia giuridica e si costituirono in "vicariato delle montagne dei 13 comuni dove si parlava ovunque l’antica parlata "cimbra" Tauch che ancora oggi si parla solo a Giazza, frazione di Selva di Progno.
Per queste specificità i XIII Comuni Veronesi godettero di
particolari concessioni autonome anche sotto il dominio della Repubblica di
Venezia fino all’occupazione napoleonica che cancellò ogni cosa. Questa
particolare storia ha lasciato delle tracce indelebili sul territorio e così
oggi possono essere conosciute attraverso il materiale custodito nel
MUSEO
DEI CIMBRI di Giazza.
February 24 Fate e Elementi Testi presi da Officina delle Fate LE FATE DELLA TERRALe fate della Terra sono spiritualmente la forza e la natura. Risiedono tra le rocce, in caverne o nella profondità del terreno. Le fate del terreno lavorano per mantenere la struttura fisica del terreno. La loro stretta correlazione al terreno e ai suoi metalli fa si che questi esseri fatati regalino oro o altri metalli preziosi agli umani. L'Angelo guardiano e' AURIEL. I segni appartenenti a questo elemento sono: TORO, VERGINE, CAPRICORNO. Le fate della terra sono le più varie perché comprendono le fate degli alberi, dei fiori, delle rocce e delle caverne. Le fate della terra difficilmente lasciano i propri territori, conducono una vita stanziale. Esse proteggono la fertilità e la famiglia. LE FATE DEL FUOCOConsiderato sin dai primordi della civiltà umana, il fuoco è stato oggetto di culto, a cui venivano attribuite proprietà magiche. Il fuoco è un elemento naturale a cui vengono associati fenomeni fatati. Durante i riti magici, negli equinozi e nei solstizi venivano accesi dei focolari nei boschi e li si ballava intorno al fuoco . Le Fate dello spirito del fuoco sono mutevoli di natura, e possono diventare veramente ostili quando vengono offese. Abitano dentro ad un fuoco, una scintilla, un lampo anche nell'elettricità statica dei vestiti. Se sei uno dei fortunati ad averla in casa ricordati di trattarla bene e mostrarle gratitudine. Le più forti ed energetiche creature di tutti e quattro gli elementi sono senz'altro le FIAMMELLE, appartenenti, naturalmente, agli spiriti del fuoco. Senza di loro, il fuoco non potrebbe esistere, infatti è il loro intervento che da origine a quella piccola scintilla che diventerà poi il fuoco. Il loro aiuto può essere richiesto, ma attenzione, potrebbe essere maldestro, perché anche la Fiammella più leggera può dare origine a un fuoco tremendo fuori dal suo controllo, specialmente perché esse non comprendono quasi totalmente il risultato delle loro azioni . Si presentano come delle scintille, o delle piccole palle di fuoco, sono anche in grado di cambiare le loro dimensioni a piacimento. Si possono, in natura, trovare anche sotto forma di lucertola dove rimangono inerti vicino alle fonti di calore. L'Angelo guardiano e' MICHELE. I segni appartenenti a questo elemento sono l'ARIETE, il LEONE e il SAGITTARIO. Le Fate del Fuoco sono creature particolari :esse vivono nei pressi di fonti di calore,dalla tenue luce di una candela sino al più attivo dei vulcani.Queste fate si manifestano attraverso la LUCE. Sono dette infatti, FATE SPLENDENTI. Esse proteggono le passioni, gli amori intensi e la voglia di vivere LE FATE DELL'ARIA
Tutte le Fate che che caratterizzano questo elemento posseggono le ali,
il loro compito è il più svariato dal produrre la più dolce brezza al
più violento uragano. Spesso loro prendono le sembianze degli uccelli,
o delle farfalle. Le Fate dell'aria sono le più evolute tutte le altre,
perché in esse si possono trovare i quattro elementi: Le ali, simbolo
dell'aria; le gambe della terra; lo scintillio del fuoco ed infine la
fluttualità simbolo dell'acqua . L'aria è una forza creativa e quindi
caratterizza queste fate rendendole intellettualmente versatili. Sono
molto attratte dalle persone creative e molte volte regalano a loro
l'ispirazione.
L'acqua, elemento di rigenerazione e purificazione, è alla base di moltissimi miti che la vedono quale protagonista dell'origine della vita.Per le popolazioni nordiche, ad esempio, l'acqua contenuta nel ghiaccio primordiale si sciolse grazie al vento caldo del sud, gocciolò e diede origine al primo essere vivente, il gigante Ymir. Nei miti babilonesi, all'inizio di tutto esisteva solo la distesa delle acque primordiali; da questa distesa si separarono due principi, l'uno rappresentante le acque dolci su cui poggiava la terra, laltro le acque salate, e quindi il mare, da cui uscirono tutte le creature.In molte altre tradizioni l'acqua rappresenta il caos primordiale da cui emergono le terre e da cui ha origine la vita. La stessa Afrodite, dea dell'amore e della bellezza fascinatrice, era nata dalla schiuma del mare (dal greco afros=schiuma bianca) e le sue sacerdotesse, ogni primavera, si bagnavano nel mare e ne riemergevano vergini a sottolineare il potere rigenerante e purificante dell'acqua. L'Angelo guardiano di questo elemento e' GABRIELE. I segni zodiacali che gli appartengono sono: CANCRO, SCORPIONE, PESCI. Questa categoria di fate comprende non solo le fate acquatiche, ma anche le sirene, le ondine e le driadi. Le fate dell'acqua sono di aspetto delicato, ma sono forse le più forti tra le fate. Sono le più belle tra le fate degli elementi. Le fate acquatiche sono quelle che conoscono i segreti dell'inconscio umano e sono capaci di entrare dentro la mente degli uomini, leggendone i pensieri. Proteggono la Vita e le persone dotate di poteri esoterici. February 23 Omnia - Fairy TaleSu segnalazione di Petrus (Erestor Inglorion, Custode della Mestizia, Tzimbar Earde e cazzi e mazzi xD) vi mettiamo questo bel video di questa bellerrima canzoncina degli Omnia, un gruppo neo folk stupenderrimo!!! Buon Ascolto Niubbi *o* February 20 A Maille O'FlanaganRicordo che sei entrata al Play, tutta vestita di nero, sguardo fisso... Sinceramente non sapevo come comportarmi ma poi penso tu abbia pronunciato la parola magica... Finntroll! E da li mi sono illuminata, avevo trovato una persona come me, con i miei stessi gusti e modo di pensare! So che può sembrare stupido ma quel giorno non lo scorderò mai... quel giorno, Ilaria sei entrata nella mia vita! Guardandoti negli occhi ho visto una sorella maggiore, una persona di cui fidarsi e questo tu sei... Ti voglio bene Ila... non cambiare mai e scusa per la "litigata" se così si può chiamare, in cui ho detto quelle cose che non dovevo dire! Non trascuriamolo più il nostro Eden, e da oggi inizia una nuova era, fatta di sorrisi e tanta birra! Ti adoro Capretta mia.... beeeeeeee *.* Domani baldoria a chi ci sarà!!!! Heippaaaaaaaaaa!*________* A Nimue O'Flanagan
Moi! Prima di tutto volevo salutare Palla e dirgli che mi è mancato e mi dispiace se non gli ho tagliato le unghitte ultimamente ma mi rifarò!
Comunque,volevo salutare la mia sorellina e dirle che le voglio bene anche se in questo periodo siamo state un pò lontane e di conseguenza abbiamo trascurato il blog.
Ma rimedieremo domani davanti ad una stupenda birraaaa! Colei che da pace ai sensi e rallegra gli animi :D Sono felice che il nostro Eden vada avanti capretta xD e domani escogiteremo qualcosa di nuovo e sorprendente ragazzi!Heippaaa February 02 Imbolc *.*Imbolc (o anche Oimelc) è l'antica festa irlandese del culmine dell'inverno, che cadeva tradizionalmente il 1° febbraio, nel punto mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. Si noti che la celebrazione iniziava tuttavia al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno appunto dal tramonto del sole. Il termine Imbolc in irlandese significa "in grembo", in riferimento alla gravidanza delle pecore, così come Oimelc sta per "latte ovino", a indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte. In questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini e le pecore producevano latte. Il latte fresco, il formaggio, il burro e il siero di latte, per non parlare dei pasticci fatti con le code mozzate degli agnelli, costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per le persone anziane e i bambini, durante il gelo pungente di febbraio. La festività celebrava la luce, che si rifletteva nell'allungamento della durata del giorno, e nella speranza per l'arrivo della primavera. Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele. In epoca cristiana la festa di Imbolc venne equiparata alla Candelora. Poiché la festa pagana era sotto gli auspici della dea Brígit, si trasformò nella ricorrenza di Santa Brigida. Non è corretto tuttavia affermare che la festa cristiana della Candelora, celebrata il 2 febbraio, sia subentrata all'antica ricorrenza di Imbolc. Innanzitutto non esiste nessuna evidenza del fatto che Imbolc fosse celebrata in epoca pre-cristiana al di fuori dell'Irlanda (da cui provengono gli unici soconti scritti), mentre la festa della Candelora ha origine nel bacino del Mar Mediterraneo. L'una e l'altra festa coincidono in quanto appartengono entrambe al calendario astronomico-stagionale, essendo il 1° febbraio il punto equidistante tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. Nel neopaganesimo Imbolc è uno degli otto sabbat, che attualmente si celebra il primo o il 2 febbraio (quest'ultima data più utilizzata in America, forse per una confusione con la Candelora). Nell'emisfero sud si celebra in agosto. BUON IMBOLC A TUTTI I NOSTRI AMICI.....salutiamo l'inverno che ci ha portato gioie, dolori, sorrisi e pianti.... Maille e Nimue O'Flanagan January 25 Celtic Woman *.* La bellissima canzone Orinoco Flow cantata dalle Celtic Woman *___________________________________* Adorazione e sbavo!!! January 22 Folkearth Questa band (meglio dire side project) è internazionale cioè formata da vari membri di famose folk metal band come Eluveitie, Pagan Reign, Otyg e pure i deathster italiani Ira (solo il chitarrista suona nei Folkearth). Beh hanno sfornato 6 full lenght e devo dire che sono magici.... Proponiamo Naglfar Sets Sail tratto dall'album By the sword of my father.... Buon ascolto! January 19 Briganti di Montagna... il testo *.*Nati in un tempo di schiavi e re
senza patria e senza regole in una terra arida di libertà ascolta il richiamo della vita Non ho bisogno di bibbie o dei l'istinto mi prepara alla verità in una terra arida di libertà spezza i chiodi vinci la normalità Una corda attorno al collo ci aspetterà noi briganti di montagna forsa amò 'nante il caldo fuoco di una danza ci imbriglierà noi briganti di montagna forsa amò 'nante.. Nessuna sporca bandiera ci comprerà figli della luna madre il cielo si staglia nell'immensità cornamuse a festa fino all'alba January 18 The lady of Shalott - Loreena MckennittMi fa piangere questa canzone... è semplicemente stupenda!ç_ç Godetevela! La donna nella società vichinga - Le valchirieNelle tribù vikinghe la donna godeva di grande prestigio al contrario di come invece la storia spesso le ha dipinte e cioè sottomesse e asservite ad una cultura maschilista. Questo prestigio e rispetto era tale, che esse potevano chiedere e ottenere il divorzio dal proprio consorte, con annessi tutti i beni materiali di loro proprietà. Pur non avendo notizie precise e sicure sul ruolo guerriero delle donne vikinghe durante le guerre (nel senso che non risulta esistano reperti archeologici in grado di dimostrare tale supposizione, almeno in periodi di poco antecedenti all'anno mille), si sa invece con certezza che il loro ruolo spirituale (e quindi con buona probabilità anche materiale, considerato che per gli antichi non esisteva la scissione tra spirito e materia, come non esisteva tra il sacro e profano), era essenziale. In nordico antico la valkyrja è "(colei che) sceglie i caduti" (kirja su kjòsa "scegliere"; valr "caduti"). Il suo ruolo era quello di aiutare, dare vittoria o scegliere i combattenti, cioè di raccogliere i guerrieri caduti sul campo di battaglia per portarli al cospetto di Odino. Ma il suo ruolo non si limitava a questo, già di per sé importante, compito. Essa arrivava a cavallo sul campo di battaglia in assetto di guerra simile ad una furia a sostenere l'eroe prescelto. Nel caso egli l'avesse percepita in qualche modo, il guerriero sapeva che la sua fine terrena era prossima. In tal caso la Valkiria lo conduceva al cospetto del Grande Padre, attraverso il viaggio agli Inferi, ed era sempre Lei, una volta giunti a destinazione, ad accogliere il guerriero nel Valhalla offrendogli un corno ricolmo di idromele. In questa sua ampia funzione si può cogliere tutta l'importanza del ruolo della donna come guerriera, come Guida e come "veicolo" di trasformazione: è con Ella infatti che si chiude il ciclo terreno dell'uomo, ma è sempre con Ella che avviene la rinascita dopo aver fatto da Guida al guerriero attraverso gli Inferi. La Valkyrja rappresenta anche la dispensatrice di Conoscenza. Particolarmente interessante il Carme di Sigfrida/Brunilde, la Valkiria liberata e risvegliata da Sigfrido, grazie alla quale l'eroe apprende i segreti delle Sacre Rune. L'autorevole Gianna Chiesa Isnardi nel suo libro "I miti nordici" descrive che sono le dee che stabiliscono il destino degli eroi nella battaglia, situazione estrema in cui è messo alla prova tutto il significato dell'esistenza. Le Valkirie - ci suggerisce un verso - sono le "figlie adottive" (oskmeyjar) di Odino, le spose spirituali dell'eroe che dischiudono le porte della Valhalla. Esse possiedono e trasmettono i segreti celesti, sono simbolo dell'epifania del divino; per questo sono dette bianche e luminose, fanciulle del Sud che appaiono talora in aspetto di cigno. Per la loro qualità di divinità guerriere appaiono anche armate di tutto punto. È detto inoltre che spesso compaiono in schiere numerate da numeri simbolici. La loro qualità divina esalta inoltre nel fatto che esse sanno cavalcare nell'aria e sull'acqua. La Valkiria, figlia di Odino, ha il duplice volto della furia in combattimento e la grazia del cigno bianco, uno degli uccelli solari per eccellenza, animale nel quale esse si trasformano. Una Runa delle Valkirie è Algiz, la cui grafica ricorda anche l'impronta del cigno, Runa questa, che simboleggia la Rinascita e il Ritorno al Centro (l'uomo che saluta il sole con le braccia levate), in perfetta sintonia con il compito delle dee guerriere. L'avvenenza delle Valkirie è tale da assomigliare alla leggiadria del cigno bianco. Dipinte come donne di rara bellezza fisica, con candide braccia e chiome fluenti, che si sposano perfettamente con la capacità di brandire la spada, con la spietatezza, la determinazione e la forza interiore che contraddistingue qualsiasi guerriero degno di questo nome. Guida e sposa spirituale dunque, ma non solo spirituale... Nel mito del fabbro Volundr e dei suoi fratelli si parla di essi che sposano delle Valkirie. Esse rimangono con i loro sposi per sette anni, nell'ottavo cominciano a soffrire di nostalgia e nel nono esse ritornano da dove sono venute. Una Valkiria che trasmette all'eroe la sapienza divina è senza dubbio Brunilde, la quale, con l'appellativo di Sigrdrifa "(colei che) spinge alla vittoria", dona a Sigfrido la coppa colma dell'idromele della sapienza, con cui gli trasmette le Rune che simboleggiano il possesso del segreto della vita. Alle Valkirie come dispensatrici della bevanda sacra per gli eroi si fa riferimento anche nelle descrizioni della Valhalla , dove si ricorda appunto questa loro funzione. Non è chiaro invece se le Valkirie siano in qualche modo abbinabili elle Dìsir, divinità femminili alle quali in autunno si innalzavano sacrifici (dìsarblòt) nel dìsarsalr, una sorta di tempio ad esse dedicato. Le Dìsir erano spiriti protettori di una famiglia, di un Clann o anche di un singolo individuo. Esse sono con ogni probabilità un rimasuglio dell'antica religione matriarcale antecedente all'invasione da parte del "popolo dalle asce di combattimento", con cui vennero identificati gli invasori indoeuropei (vedi Asi o Asen). In tale epoca, seppur la popolazione e la religione dei Vani era per lo più di tipo agreste, non si può escludere un'attività di tipo guerriero da parte di questo popolo (e la prova sta nella guerra che affrontano con gli Asi), anzi... E poiché l'impostazione dei tale popolo era di tipo matriarcale, è fortemente presumibile che esistessero appunto delle donne la cui attività era di tipo bellico. Da qui la convinzione che donne di tale specie fossero presenti anche nel periodo successivo dominato dagli Asi e che esse fossero, a buon diritto, entrate a far parte non solo dell'aspetto più comune guerriero ma anche e soprattutto di quello spirituale. |
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